...Girando tutto il Mondo con una Lanterna in mano, a chi gli domandava cosa cercasse, Diogene rispondeva: “CERCO L’UOMO”. La FUCI è fatta di Studenti, ma ancor prima di Giovani che vogliono riprendere in mano la Lanterna, che vogliono Riscoprire il Gusto di uno Sguardo Unitario sul Mondo; che desiderano donare e ampliare le proprie conoscenze e Riscoprire la Domanda di Verità e di Bellezza che abita nella profondità di ogni uomo.
venerdì 18 maggio 2012
Giuseppe Toniolo
Il 29 aprile a Roma si è svolta la cerimonia di
beatificazione di Giuseppe Toniolo, considerato da molti il maggiore economista
e sociologo cattolico italiano. Pochi giorni prima, durante l’incontro
settimanale del gruppo FUCI di Parma, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare
le parole del sociologo e storico Giorgio Campanini, che ha studiato in modo
approfondito questa importante figura. Una vita, quella di Toniolo, spesa
nell’insegnamento universitario e nella ricerca, elaborando un proprio pensiero
economico e sociale. Una visione dell’economia che affonda le sue radici nella
dimensione umanistica, unendo insieme economia ed etica cristiana. Da qui
un’idea della ricchezza che si fonda sì nel libero mercato - dove il profitto
del singolo promuove anche il benessere collettivo - ma tenendo conto della
legittimità del profitto stesso. L’arricchimento è un fatto positivo quando
viene ottenuto in maniera lecita, occorre interrogarsi sull’uso intelligente e
giusto della ricchezza.
Toniolo viene anche ricordato per il suo prezioso contributo
nell’ambito degli studi sociali. Importante è la sua concettualizzazione di
“democrazia cristiana”, con la quale intende riferirsi all’insieme dei rapporti
presenti, oltre che nell’economia, nella società. Un pensiero questo, che è
rivolto alla democratizzazione della società attraverso il superamento della
lotta di classe. E’ il cosiddetto “corporativismo cattolico”, che elabora una
visione con tratti molto simili al sistema economico presente nella Toscana
medioevale, dove era la mutua collaborazione fra classi e non lo scontro, il
metodo di governance nel mercato. Un concetto che va oltre la dimensione
economica, penetrando nella vita sociale dell’uomo ed avendo come fine
principale il riscatto delle classi inferiori e il bene della società civile.
Tale orientamento - anche se non esplicitato in Toniolo come poi in Don Sturzo
e De Gasperi - richiama il concetto di impegno politico del cristiano. In
definitiva, una figura, quella di Toniolo, centrale sia per la scienza
economica che per quella sociologica, pensate secondo il denominatore comune
dello spirito cristiano. Un spirito che mette al centro il bene comune,
nell’economia come nella società, e che ha contraddistinto la vita di Toniolo
fino a portarlo alla beatificazione. Una figura di grande interesse per noi
universitari, che riunisce in sé una Fede viva e un intenso impegno accademico
e politico. Uno spirito che desideriamo seguire nel vivere la nostra fede e i
valori e gli impegni concreti del nostro percorso di studio.
Carlotta Zilioli e Francesco Zordan
lunedì 9 aprile 2012
Interdisciplinarietà
Incontro di martedì 20 marzo 2012
È possibile un dialogo tra i diversi ambiti del sapere, per
cercare di raggiungere un’unica Verità?
In particolare abbiamo cercato di riflettere sulle possibili
interazioni tra scienza e teologia in questa ricerca che è profondamente
radicata in ogni essere umano.
Siamo partiti cercando di spiegare le differenze tra i
termini “inter-disciplinarità”, “trans-disciplinarità” e “pluri-disciplinarità”
, a volte usati in modo improprio. Successivamente abbiamo tratto alcuni spunti
dalla lettura di estratti da “Interpretazione del reale tra scienza e
teologia”, di Sergio Rondinara e dalla “Vita di Galileo” di B. Brecht.
Infine ci siamo confrontati, anche partendo dalle nostre
esperienze personali, su come secondo noi le diverse discipline del Sapere
dovrebbero approcciarsi tra loro e alla ricerca della Verità.
Una prima osservazione ha sottolineato come la Verità sia
una e indivisibile, ma osservabile da molti punti di vista; ogni scienza ne
studia e approfondisce solo un aspetto, con lo stile che le è proprio. È però
fondamentale che ogni uomo di scienza ricordi che il suo lavoro non è
completamente inscrivibile nella sua disciplina, ma è molto più ampio.
A supporto di questa tesi si è anche ricordato come, nel
percorso degli studi scolastici per capire a fondo un periodo storico, sia
necessario conoscerne diversi aspetti. Inoltre, poiché ogni persona ha capacità
finite, è necessario lavorare in squadra, mettendo in comune le abilità e le
conoscenze di ciascuno.
Si anche sottolineata la necessità di fare in modo che la
cultura rimanga “attaccata” alla vita e che riesca ad incidere su questa e
sulle scelte degli uomini e delle donne che sono nel mondo.
Altro aspetto importante è il rigore che ogni disciplina
deve avere nel suo processo di ricerca; in particolare anche la teologia deve
avere un approccio “scientifico”, cercando di rimanere coerente con sé stessa come
le altre scienze sperimentali.
A riguardo è stato osservato come, al giorno d’oggi, la cultura
sia molto “soggettiva”; spesso si cerca “quello che è vero per me”, e in questo
modo il relativismo prende sempre più piede.
Siamo poi passati a discutere sui “limiti” della
scienza; ci siamo trovati
d’accordo nel dire che ogni scoperta scientifica non è in sé ne buona ne
cattiva (si pensi all’energia nucleare, che riesce a fornire corrente elettrica
a milioni di persone e che ha distrutto città come Hiroshima), ma che è
necessario riflettere maggiormente sulle implicazioni di ogni novità e sui suoi
effetti nella vita delle persone, per cercare di porre anche dei limiti al
progresso.
L’incontro si è concluso con un’animata discussione
riguardante l’onestà intellettuale di ogni persona appartenente ad una certa
“schiera” di scienziati; si è sostenuto, infatti, che ognuno cerchi sempre di
“spuntarla” nelle discussioni, anche perdendo di vista l’oggettività del
problema. Riteniamo che questo possa essere un problema ma, essendo tutti
uomini, dobbiamo imparare a conviverci e fare in modo che non ci sia di
impedimento nella nostra ricerca.
Argomento: INCONTRIEscatologia
Incontro di martedì 13 marzo 2012
“Escatologia”
significa etimologicamente “cose ultime”; nel suo libro Niente e così sia Oriana Fallaci ricorda la figura dell’albero che
muore, ma che poi a primavera rinasce per dare nuovi frutti. E’ da questa
riflessione che partiamo per chiederci: che cos’è per noi l’eternità? Per la
nostra storia personale, e per il cosmo intero: siamo qui, nel tempo, siamo stati creati, ma dove andremo?
Alcuni di noi hanno provato a rispondere, sottolineando a cosa ci rimanda la
parola eternità: qualcosa che non ha fine, di irraggiungibile, non alla nostra
portata; qualcosa che è sempre esistito ma che non sappiamo a chi appartenga
davvero; qualcosa che suscita timore, fuori controllo; la fede ci promette
eternità; eterno è il Regno di Dio, perché la morte è come uno spartiacque tra
la vita terrena e la vita eterna: è un po’ come un “parto” al contrario, dove
la morte è la nascita ad una vita nuova.
Il corpo per Platone è come una gabbia per l’anima: alla
morte del corpo, secondo la visione ellenica, corrisponde una continuità
dell’anima. La Risurrezione di Cristo confuta questa tesi: Dio non ha fatto un
“involucro” per poi scartarlo, anzi. Noi siamo persone, complete. La nostra è
una dimensione tanto complessa
quanto fragile: per noi la resurrezione del corpo è inimmaginabile, difficile
da spiegare. Il ragionamento deve quindi passare attraverso una visione più
vicina a noi: la fede in Dio.
Escatologia è compimento. Alcuni considerano Dio come
qualcosa che è tutto, e che tutto sia, in realtà, Dio: questo panteismo, però,
non spiega l’amore di Dio per noi. L’amore presuppone diversità, una tensione
di uno verso l’altro. Se Dio fosse tutto, che senso avrebbe amarci, cioè amare
una parte di sé? Inoltre, su questa
strada incontriamo una difficoltà ancora maggiore: se Dio ci ama a tal
punto da destinarci all’eternità, perché ci ha creati per vivere questo periodo
sulla terra, invece che porci da subito al suo fianco? Noi siamo esseri di senso: qual è il
senso della nostra presenza sulla terra?
Dio ci ha dato la possibilità di scegliere, è una questione
di libertà. La nostra vita terrena è la proposta, l’invito dell’amante (Dio)
verso l’amato (uomo). E’ come un fidanzamento: noi passiamo il nostro tempo
sulla terra a scegliere se accogliere l’amore di Dio oppure rifiutarlo. Non è
una questione di scelta tra credere o non credere, ma di aprirsi o chiudersi al
suo amore. Chiudersi significa rifiutare Dio: l’inferno, da questo punto di
vista, può essere interpretato come la sofferenza generata dal nostro
consapevole allontanamento dall’amore di Dio. L’inferno non è un luogo, è uno
stato, un modo di percepire la vita e
ciò che ci aspetta oltre la vita, in modo diverso per ciascuno. In
quest’ottica, inferno, purgatorio e paradiso, sono in mezzo a noi.
Infine, l’escatologia è comprensibile maggiormente se si
riflette sul libro dell’Apocalisse. Il primo a portare l’umanità nella pienezza
della divinità è Gesù: è il primo sì del cosmo a Dio. Nell’Apocalisse è
previsto un secondo ritorno, l’ingresso di tutto il cosmo nella dimensione
divina. Come verrà questa seconda venuta (parusìa)? Nell’evoluzione del cosmo, avverrà
questa novità. Noi esseri umani abbiamo la responsabilità di dire il nostro SI
alla venuta di Dio nel cosmo. L’universo si è infatti “attrezzato” affinché un
essere, nella sua evoluzione, annunci il proprio sì che porterà lo stesso cosmo
alla vicinanza con Dio.
Argomento: INCONTRI





