...Girando tutto il Mondo con una Lanterna in mano, a chi gli domandava cosa cercasse, Diogene rispondeva: “CERCO L’UOMO”. La FUCI è fatta di Studenti, ma ancor prima di Giovani che vogliono riprendere in mano la Lanterna, che vogliono Riscoprire il Gusto di uno Sguardo Unitario sul Mondo; che desiderano donare e ampliare le proprie conoscenze e Riscoprire la Domanda di Verità e di Bellezza che abita nella profondità di ogni uomo.

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lunedì 9 aprile 2012

Interdisciplinarietà

Incontro di martedì 20 marzo 2012


È possibile un dialogo tra i diversi ambiti del sapere, per cercare di raggiungere un’unica Verità?
In particolare abbiamo cercato di riflettere sulle possibili interazioni tra scienza e teologia in questa ricerca che è profondamente radicata in ogni essere umano.
Siamo partiti cercando di spiegare le differenze tra i termini “inter-disciplinarità”, “trans-disciplinarità” e “pluri-disciplinarità” , a volte usati in modo improprio. Successivamente abbiamo tratto alcuni spunti dalla lettura di estratti da “Interpretazione del reale tra scienza e teologia”, di Sergio Rondinara e dalla “Vita di Galileo” di B. Brecht.
Infine ci siamo confrontati, anche partendo dalle nostre esperienze personali, su come secondo noi le diverse discipline del Sapere dovrebbero approcciarsi tra loro e alla ricerca della Verità.
Una prima osservazione ha sottolineato come la Verità sia una e indivisibile, ma osservabile da molti punti di vista; ogni scienza ne studia e approfondisce solo un aspetto, con lo stile che le è proprio. È però fondamentale che ogni uomo di scienza ricordi che il suo lavoro non è completamente inscrivibile nella sua disciplina, ma è molto più ampio.
A supporto di questa tesi si è anche ricordato come, nel percorso degli studi scolastici per capire a fondo un periodo storico, sia necessario conoscerne diversi aspetti. Inoltre, poiché ogni persona ha capacità finite, è necessario lavorare in squadra, mettendo in comune le abilità e le conoscenze di ciascuno.
Si anche sottolineata la necessità di fare in modo che la cultura rimanga “attaccata” alla vita e che riesca ad incidere su questa e sulle scelte degli uomini e delle donne che sono nel mondo.
Altro aspetto importante è il rigore che ogni disciplina deve avere nel suo processo di ricerca; in particolare anche la teologia deve avere un approccio “scientifico”, cercando di rimanere coerente con sé stessa come le altre scienze sperimentali.
A riguardo è stato osservato come, al giorno d’oggi, la cultura sia molto “soggettiva”; spesso si cerca “quello che è vero per me”, e in questo modo il relativismo prende sempre più piede.
Siamo poi passati a discutere sui “limiti” della scienza;  ci siamo trovati d’accordo nel dire che ogni scoperta scientifica non è in sé ne buona ne cattiva (si pensi all’energia nucleare, che riesce a fornire corrente elettrica a milioni di persone e che ha distrutto città come Hiroshima), ma che è necessario riflettere maggiormente sulle implicazioni di ogni novità e sui suoi effetti nella vita delle persone, per cercare di porre anche dei limiti al progresso.
L’incontro si è concluso con un’animata discussione riguardante l’onestà intellettuale di ogni persona appartenente ad una certa “schiera” di scienziati; si è sostenuto, infatti, che ognuno cerchi sempre di “spuntarla” nelle discussioni, anche perdendo di vista l’oggettività del problema. Riteniamo che questo possa essere un problema ma, essendo tutti uomini, dobbiamo imparare a conviverci e fare in modo che non ci sia di impedimento nella nostra ricerca. 

Escatologia

Incontro di martedì 13 marzo 2012


“Escatologia” significa etimologicamente “cose ultime”; nel suo libro Niente e così sia Oriana Fallaci ricorda la figura dell’albero che muore, ma che poi a primavera rinasce per dare nuovi frutti. E’ da questa riflessione che partiamo per chiederci: che cos’è per noi l’eternità? Per la nostra storia personale, e per il cosmo intero:  siamo qui, nel tempo, siamo stati creati, ma dove andremo?


Alcuni di noi hanno provato a rispondere, sottolineando a cosa ci rimanda la parola eternità: qualcosa che non ha fine, di irraggiungibile, non alla nostra portata; qualcosa che è sempre esistito ma che non sappiamo a chi appartenga davvero; qualcosa che suscita timore, fuori controllo; la fede ci promette eternità; eterno è il Regno di Dio, perché la morte è come uno spartiacque tra la vita terrena e la vita eterna: è un po’ come un “parto” al contrario, dove la morte è la nascita ad una vita nuova.

Il corpo per Platone è come una gabbia per l’anima: alla morte del corpo, secondo la visione ellenica, corrisponde una continuità dell’anima. La Risurrezione di Cristo confuta questa tesi: Dio non ha fatto un “involucro” per poi scartarlo, anzi. Noi siamo persone, complete. La nostra è una dimensione  tanto complessa quanto fragile: per noi la resurrezione del corpo è inimmaginabile, difficile da spiegare. Il ragionamento deve quindi passare attraverso una visione più vicina a noi: la fede in Dio.
Escatologia è compimento. Alcuni considerano Dio come qualcosa che è tutto, e che tutto sia, in realtà, Dio: questo panteismo, però, non spiega l’amore di Dio per noi. L’amore presuppone diversità, una tensione di uno verso l’altro. Se Dio fosse tutto, che senso avrebbe amarci, cioè amare una parte di sé? Inoltre, su questa  strada incontriamo una difficoltà ancora maggiore: se Dio ci ama a tal punto da destinarci all’eternità, perché ci ha creati per vivere questo periodo sulla terra, invece che porci da subito al suo fianco?  Noi siamo esseri di senso: qual è il senso della nostra presenza sulla terra?
Dio ci ha dato la possibilità di scegliere, è una questione di libertà. La nostra vita terrena è la proposta, l’invito dell’amante (Dio) verso l’amato (uomo). E’ come un fidanzamento: noi passiamo il nostro tempo sulla terra a scegliere se accogliere l’amore di Dio oppure rifiutarlo. Non è una questione di scelta tra credere o non credere, ma di aprirsi o chiudersi al suo amore. Chiudersi significa rifiutare Dio: l’inferno, da questo punto di vista, può essere interpretato come la sofferenza generata dal nostro consapevole allontanamento dall’amore di Dio. L’inferno non è un luogo, è uno stato, un modo di percepire la vita e  ciò che ci aspetta oltre la vita, in modo diverso per ciascuno. In quest’ottica, inferno, purgatorio e paradiso, sono in mezzo a noi.
Infine, l’escatologia è comprensibile maggiormente se si riflette sul libro dell’Apocalisse. Il primo a portare l’umanità nella pienezza della divinità è Gesù: è il primo sì del cosmo a Dio. Nell’Apocalisse è previsto un secondo ritorno, l’ingresso di tutto il cosmo nella dimensione divina. Come verrà questa seconda venuta (parusìa)?  Nell’evoluzione del cosmo, avverrà questa novità. Noi esseri umani abbiamo la responsabilità di dire il nostro SI alla venuta di Dio nel cosmo. L’universo si è infatti “attrezzato” affinché un essere, nella sua evoluzione, annunci il proprio sì che porterà lo stesso cosmo alla vicinanza con Dio. 

giovedì 15 marzo 2012

La riproduzione assistita

Incontro di martedì 28/02/2012


Il dibattito è iniziato con la lettura di alcune frasi significative del testo “La natura scomposta” di Alessandra Gribaldo. Ciascuno ha letto un piccolo estratto che si focalizzava su questioni diverse, come l’uso della tecnologia in sostituzione del corso della natura, l’adozione come soluzione alternativa, la possibilità di accedere alle tecniche da parte di single e/o omosessuali, le sensazioni di gioia per i neo-genitori, la questione della donazione di gameti ecc.
Chi è intervenuto nel dibattito ha portato esperienze personali come argomenti, chi sostenendo che la riproduzione assistita può avere gravi conseguenze sul feto (emerge allora la questione dell’egoismo dei genitori), chi portando un caso televisivo di una signora ultrasessantenne che è diventata madre. Altri si sono soffermati sull’importanza dell’etica come guida delle nostre scelte, soprattutto sottolineando il fatto che non tutti possono essere genitori, non chiunque desideri di esserlo è lecito che lo sia. Infatti, per alcuni di noi le coppie “non standard”, o che comunque insistono oltre un certo limite per avere “un figlio a tutti i costi”, sono state considerate egoiste. La questione sollevata maggiormente è il concetto di limite: quale limite deve avere la scienza nell’interferire con la vita e la salute umana? E, soprattutto, chi è tenuto a stabilire questo limite? A tali difficili domande che sono sorte nella discussione, qualcuno ha risposto sostenendo che le grandi scoperte scientifiche sono servite a salvare milioni di vite, e se possono aiutare a far nascere nuove creature, ben venga; altri invece hanno insistito più sulla necessità di dare al nascituro una vita “normale”, con una famiglia il più equilibrata possibile. Inoltre, chi “spontaneamente” non esisterebbe, “per natura”, se avesse la possibilità di esistere grazie alla “tecnica”, sarebbe una possibilità forzata, o comunque rientrerebbe nel grande mistero della vita e della sua genesi? Sono molti i nodi irrisolti, l’argomento è enorme e complesso, con tantissime variabili che non si possono esplorare in una serata. L’importanza però del dibattito risiede proprio nell’aver creato quel “dubbio”, sollevato quelle questioni che portano ad una riflessione personale, che troverà approfondimento, ad esempio, nella lettura del libro proposto. La fede stessa è una possibile e potente guida nella riflessione, tenendo conto della irrinunciabile priorità che noi cristiani diamo alla vita, alla sua qualità e a tutto qual complesso di valori che essa porta con sé.  Ci siamo infine lasciati con una domanda significativa e provocatoria, a cui ciascuno darà risposta attraverso le proprie riflessioni ed esperienze di vita: sino a che punto l’uomo ha diritto di spingere le sue ricerche?

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